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Cos'è la malattia

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Le scoperte mediche degli ultimi 20 anni hanno sconvolto l'idea della malattia. Oggi sappiamo che l'atteggiamento del malato è più importante di molte medicine e ridere è l'atteggiamento più salutare.


Nel 1989 David Spiegel fece un esperimento per dimostrare l'importanza delle emozioni nello stato di salute. Ma di certo non poteva immaginare che la semplice possibilità di parlare dei propri problemi potesse raddoppiare le aspettative di sopravvivenza dei malati di cancro. L'esperimento iniziò individuando un gruppo di donne, malate terminali di tumore al seno, che venivano curate tutte con gli stessi farmaci dagli stessi medici.
Le donne vennero divise in due gruppi. A metà di loro venne offerta la possibilità di incontrarsi ogni settimana e scambiarsi opinioni sulla loro situazione potendo esprimere liberamente quel che stavano vivendo (cosa che in casa non avevano in coraggio di fare per non rattristare i familiari). All'altra metà vennero somministrate le cure senza particolare sostegno psicologico. Le donne che ebbero la possibilità di condividere le loro emozioni, vissero mediamente tre anni. Quelle del secondo gruppo, un anno e mezzo.
Se esistesse una medicina che potesse raddoppiare le aspettative di vita nei malati terminali di tumore, tutti correrebbero a comprarla. Un'altra prova dell'importanza dei fattori psicologici nella salute viene dalle ricerche sugli effetti dei farmaci. Normalmente per verificare l'efficacia di un farmaco si procede somministrandolo a un gruppo di 100 persone (il numero è indicativo). A un altro gruppo di pazienti, il più possibile simili a quelli del primo, per stato di salute e condizione sociale, viene somministrato un farmaco finto (detto placebo), costituito da un po' di zucchero (o da altra sostanza neutra). Nessuno dei pazienti sa se prende la medicina vera o quella falsa. Il primo fenomeno strano osservato è che gli effetti non sono molto diversi nei due gruppi. Su 100 persone che prendono il farmaco, magari 88 sentono qualche cambiamento ma anche molti del gruppo che sperimenta il placebo subiscono il medesimo effetto.
Se gli effetti positivi osservati sul gruppo che prende la medicina vera, superano dell'8%gli effetti positivi osservati nel gruppo che ha preso acqua e zucchero, si può già dire che la medicina funziona! Ovviamente questa differenza aumenta nel caso di anestetici e sonniferi e di altri medicinali che agiscono sulle funzioni fisiologiche fondamentali. Però anche nella sperimentazione degli anestetici si verificano casi di totale scomparsa del dolore, in pazienti gravemente sofferenti, iniettando unicamente acqua distillata fatta passare per morfina.
Ma un altro curioso fenomeno ha stupito i ricercatori: se alcuni membri del gruppo che prende il medicamento vero soffrono di effetti collaterali (bolle, arrossamenti o altro), questi fenomeni colpiscono anche una percentuale consistente, anche se minore, di pazienti che prendono il placebo. Fenomeni del genere hanno sempre suscitato l'interesse di molti scienziati, inducendoli a interrogarsi sul rapporto tra mente e corpo. Questo interesse ha portato a un'altra scoperta. C'è uno stretto rapporto tra la simpatia del dottore e l'effetto della cura. Il medico più comunicativo guarisce il 25% dei malati in più rispetto al terapeuta che non entra in empatia con i pazienti. Sono ormai decine le ricerche mediche che hanno dimostrato il rapporto tra mente e reazioni fisiologiche. È ormai certo che l'atteggiamento verso la vita, l'ottimismo e il buon umore sono condizioni che statisticamente favoriscono la buona salute.
Essere collerici o stressati è invece un fattore di rischio. E ha un'incidenza più grave del fumo o dell'alcol.
Queste scoperte mediche sono poi state convalidate da ricerche fatte con obiettivi totalmente diversi. Ad esempio le compagnie di assicurazione francesi, cercando di individuare i clienti migliori per le polizze vita, si sono accorte che tra i fattori di longevità è determinante svolgere un'attività mentale, sociale e lavorativa oltre l'età pensionabile (ad esempio, insegnare all'università o fare l'artista), avere una casa grande, essere sposati, essere ricchi e girare il mondo.
Insomma i poveri, tristi, incazzati e pessimisti muoiono prima.
E comunque i pessimisti stressati ricchi muoiono prima degli ottimisti poveri. Un'altra conferma di questa tesi è venuta dall'esperienza dei medici che si sono occupati di autopsie legali nelle zone infestate da mafia e camorra. Essi hanno constatato che i malviventi, vivendo in un costante stato di paura di essere catturati o eliminati dalle bande rivali, hanno tutti le stesse disfunzioni di alcuni organi interni. Una vera e propria sindrome del mafioso. Sono cose che i buoni medici sanno almeno dai tempi di Ippocrate e che la medicina psicosomatica ha contribuito a diffondere. Ma non è mai stato ben chiaro come ciò avvenisse.
Solo a partire dal 1974 (grazie alle ricerche di Robert Ader e David e Suzanne Felten) si è scoperto come le reazioni emotive influenzino il funzionamento degli organi. Robert Ader, della School of Medicine and Dentistry della Rochester University, stava facendo esperimenti con i topi. Somministrava loro un farmaco che riduceva artificialmente il numero di cellule circolanti. Queste cellule fanno parte del sistema immunitario e hanno il compito di difendere l'organismo dalle malattie. I topi assumevano la medicina sciolta in acqua dolcificata con saccarina. Dopo un certo periodo, Ader provò a dar loro solo acqua e saccarina e con stupore si accorse che otteneva comunque l'abbassamento delle cellule T. E questo, secondo le conoscenze scientifiche di allora, non sarebbe dovuto succedere. Era come se il sistema immunitario dei topi, avendo imparato a sopprimere le cellule T per difendersi dal farmaco e avendo imparato ad associare la presenza del farmaco con il sapore dolce dell'acqua, avesse imparato anche a reagire subito, prima di percepire gli effetti del farmaco. Il cervello registrava l'emozione prodotta dal sapore dolce dell'acqua e provvedeva ad abbassare le produzione delle cellule T. Questo errore, indotto artificialmente, aveva una tale persistenza che, continuando a somministrare acqua e saccarina, il numero delle cellule T diminuì a un tale livello che alcuni animali si ammalarono e morirono.
Il neuroscienziato Francisco Varela, della école Polytechnique di Parigi, ha definito il sistema immunitario "Cervello del corpo", sede del "senso di sé dell'organismo", con la funzione di distinguere tra ciò che fa parte del corpo e ciò che è estraneo.
"Le cellule immunitarie viaggiano nel sangue circolante in tutto il corpo, e pertanto possono entrare in contatto con qualunque altra cellula. Quando riconoscono le cellule in cui si imbattono, le lasciano stare; ma se non le riconoscono, le attaccano. L'attacco consiste dunque o in una difesa contro virus, batteri e cellule cancerose, oppure in una malattia autoimmune come le allergie o il lupus, qualora le cellule immunitarie attacchino per errore altre cellule dell'organismo non avendole riconosciute come tali. Finché Ader non fece la sua scoperta fortunata e inattesa, ogni anatomista, ogni medico e ogni biologo credette che il cervello (con i suoi collegamenti in tutto il corpo) e il sistema immunitario fossero entità separate, e che nessuno dei due fosse in grado di influenzare il funzionamento dell'altro. Non c'era alcuna via che collegasse i centri cerebrali (che monitoravano quel che il ratto assaggiava) con le aree del midollo osseo (che producono le cellule T). Quanto meno, per un secolo questa era l'opinione corrente."
Dal 1974 a oggi sono state innumerevoli le scoperte che hanno confermato l'esistenza di una comunicazione tra mente e corpo.
In particolare, le emozioni non sono solo un fenomeno mentale.
Esse hanno un effetto potente sul sistema autonomo centrale che regola le funzioni più disparate dalla quantità di insulina secreta dal pancreas al livello di pressione del sangue. Che uno spavento possa provocare l'aumento del battito cardiaco o la vista di un dolce la secrezione di saliva, è risaputo da sempre. Ma David e Suzanne Felten riuscirono a descrivere minutamente questo processo, scoprendo che si replica a tutti i livelli dell'attività fisiologica. Essi, con la loro équipe, individuarono inizialmente uno dei luoghi della comunicazione tra sistema nervoso autonomo e cellule del sistema immunitario (linfociti e macrofagi). Utilizzando dei potentissimi microscopi elettronici scoprirono strutture simili alle sinapsi del cervello là dove il sistema immunitario entra in contatto con le terminazioni del sistema nervoso autonomo.
Grazie a queste sinapsi, le cellule nervose comunicano con le cellule immunitarie attraverso neuro trasmettitori.
In questo modo il sistema nervoso autonomo regola l'attività delle cellule immunitarie. Ma, nota bene, la comunicazione può avvenire nei due sensi. Non si era mai pensato che le cellule immunitarie potessero comunicare col sistema nervoso! Successivamente verificarono su cavie che, isolando chirurgicamente dal sistema nervoso milza e pancreas (organi che producono o immagazzinano le cellule immunitarie), questi organi smettono di reagire in modo corretto alle invasioni batteriche virali. Cioè in un modo non ancora del tutto chiarito, il sistema nervoso autonomo stimola il sistema immunitario a riconoscere gli elementi estranei al corpo. Quindi non solo le emozioni influenzano il sistema nervoso autonomo ma attraverso questo esse arrivano al sistema immunitario.
Questo fenomeno avviene contemporaneamente per diverse vie. Infatti si è scoperto anche che le emozioni provocano l'emissione di ormoni. Ad esempio, in stato di stress vengono liberati nel sangue adrenalina, noradrenalina, prolattina, cortisolo e oppiacei naturali (beta-endorfina e encefalina), tutte sostanze che hanno un forte impatto sul sistema immunitario. Principalmente producono l'effetto di inibire l'attività delle cellule immunitarie per far sì che tutte le energie disponibili siano concentrate nella difesa dal pericolo che ha provocato lo stress (fuggire dal leone è più urgente che curare la tosse asinina). Il che spiega perché una persona stressata si ammala più facilmente. Infine la ricerca new age ha evidenziato il rapporto tra stress, cervello istintivo inconscio e contrazioni muscolari involontarie. La rigidità dei muscoli ha un effetto diretto sulla circolazione del sangue. A sua volta il sangue nutre e rigenera le cellule. Se, senza accorgermene, tengo una zona del corpo contratta per lungo tempo, tutti i tessuti di questa parte ne soffriranno.
Riassumendo: si va disegnando una nuova mappa della fisiologia umana, dove pensieri ed emozioni (che sono soltanto scariche elettriche che viaggiano nel nostro cervello) si interconnettono strettamente con il corpo. Si è così dimostrato in modo inoppugnabile che esiste un rapporto tra stress, emozioni e salute (su questo tema ritorneremo nelle prossime pagine). In sostanza la saggezza popolare ha trovato conferma. Si è sempre detto che arrabbiarsi "fa sangue cattivo e rovina il fegato" e che "cuor contento il ciel l'aiuta". È ovvio che una persona soddisfatta, capace di comunicare e di essere ottimista, avrà non solo un migliore stato di salute ma pure una maggiore capacità di vivere bene il rapporto con gli altri e di realizzarsi nella vita. Questo maggiore successo porterà, a sua volta, gratificazione e un'ulteriore ricaduta positiva sullo stato psicologico e quindi sulla salute.
Ancora vent'anni fa i medici "ufficiali" si accapigliavano con omeopati, agopuntori e terapisti bioenergetici sul rapporto tra psiche e salute. Oggi tutti pensano che il buon esito di una cura dipenda molto dall'atteggiamento mentale del malato e che alcune malattie, come l'ulcera, siano causate soprattutto da fattori legati allo stress emotivo.
D'altra parte anche la medicina alternativa ha accettato l'importanza delle nuove tecnologie mediche che, soprattutto nel settore diagnostico, vengono sempre più usate parallelamente ai metodi empirici di diagnosi.

 

 

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